"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 14 maggio 2013

Io, Proust e le petit madeleines alle mandorle

Nel primo post di questo blog spiegavo perché avessi scelto proprio "Il profumo delle madeleines" come titolo e qui invece raccontavo di loro e della mia ricerca di trovare quelle perfette...le petit madeleines che avevano suscitato in Proust l'uragano di emozioni e ricordi di un'estate d'infanzia e che a me facevano venire in mente i pomeriggi in cui ne facevo scorpacciate (un po' meno poetico, ma è così :) )...

Perciò, quando Silvia mi ha proposto di scrivere la mia ricetta delle madeleines e di accompagnarla a una piccola recensione dell'opera grazie alla quale questi dolcini sono diventati così famosi, mi sono messa a sperimentare quelle che assomigliassero di più alle mie madeleines e che, soprattutto, avessero finalmente profumo di mandorle...
Ed eccole qui, le mie adorate conchiglie morbide, delicate e capaci di sprigionare in me sensazioni sopite...
La ricetta è inserita nella bellissima rubrica "Ricette letterarie", del sito di Zebuk e io ne sono onorata!
Lì troverete anche una breve introduzione a quella che è la raccolta di Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto"...

Buona lettura! Perché in compagnia di un buon libro, ogni cosa si gusta meglio ;)

Per comodità, vi metto la ricetta anche qui:

 MADELEINES ALLE MANDORLE


Ingredienti per 18 madeleines (grandi)

100 gr di farina
20 gr di mandorle ridotte in farina
2 uova
50 gr di burro o margarina
70 gr di olio di mais
70 gr di miele
30 gr di zucchero
1 cucchiaino raso di lievito
1 pizzico di sale
la buccia grattugiata di un limone + il succo di metà
mezza fialetta di aroma mandorla


Preparazione

Montate con le fruste le uova con lo zucchero e il miele, aggiungete la buccia grattugiata del limone e il succo di metà limone, poi la farina setacciata con il lievito e il pizzico di sale e amalgamate con una spatola dal basso verso l’alto.
Unite anche la farina di mandorle e infine il burro fuso e intiepidito e l’olio a filo, cercando di aggiungere entrambi un po’ alla volta e mescolando bene.
Coprite la ciotola dell’impasto e mettetela in frigo a riposare per qualche ora. Io ho provato a tenerla in frigo sia tutta la notte che due o tre ore e il risultato è stato lo stesso…Quello che fa la differenza, credo, è lo sbalzo di temperatura che farà formare la “gobbetta” delle madeleines.
Trascorso questo tempo, imburrate e infarinate uno stampo per madeleines e riempitelo con un cucchiaio raso di composto (non deve strabordare).
Infornate in forno già caldo a 190°-200° (dipende da quanto è forte il vostro forno) per 5 minuti, poi abbassate a 170°-180° per altri 4-5 minuti.
Sfornate, lasciate raffreddare i dolcini su una gratella…e il ricordo è servito!





lunedì 22 aprile 2013

Every cloud has a silver lining


Stamattina mi ha svegliato una luce grigia, che si insinuava dalle fessure della tapparella, dando alla stanza un'aria decisamente cupa. Niente merlo né tortora, a svegliarmi, ma un ticchettare deciso di pioggia sul davanzale... Poi, a metà mattina, improvviso come un sorriso inatteso: un raggio di sole, a rischiarare il giorno.
Così, per festeggiare un po' di luce ritrovata (ma mi sa che ci aspetta una settimana molto poco primaverile...), ho pensato a una brioche deliziosa, soffice e leggera, con una golosa ma discreta cremina interna al cacao...e poi è senza uova e burro, che volete di più!! Tanto il sole tornerà. Il sole torna sempre.


VORTICE AL CACAO SENZA BURRO NÉ UOVA

Ingredienti
(con qualche piccola variazione)


185 ml di latte di soia o delattosato
50 gr di zucchero semolato
7 gr di malto di riso (o miele)
300 gr di farina 00 (io macinata a pietra)
4 gr di lievito di birra disidratato
 25 gr di olio d'oliva


Infine:


40 g di zucchero di canna

2 cucchiaini colmi di cacao amaro

Preparate un infuso ben caldo con il latte, lo zucchero semolato e il malto.
Quando questo infuso si è intiepidito, mettete nella ciotola della planetaria la farina, il lievito di birra disidratato e mescolate brevemente per miscelare questi ingredienti.
 Cominciate a far lavorare il gancio a bassa velocità e versate l'infuso sulle farine. Aggiungete anche l'olio di oliva e quando i liquidi sono stati assorbiti dalle farine aumentate la velocità e lasciate impastare per 15 minuti.
Trascorso questo tempo, l'impasto si staccherà da solo dai bordi della scodella e comincerà ad incordare, cioè ad "arrampicarsi" su per il gancio.
Spegnete l'impastatrice, lavorate brevemente l'impasto con le mani per dargli la forma di un panetto e mettetelo a lievitare in una scodella coperta con la pellicola (io ungo la pellicola con un po' d'olio e la metto a contatto con l'impasto, poi copro con una sciarpa, se la temperatura è troppo fredda, e metto a lievitare nel forno spento).

 Dopo un'ora, infarinate pochissimo il piano di lavoro e lavorate nuovamente l'impasto per dargli la forma di un rettangolo alto 1/2 cm e col lato minore pari alla lunghezza dello stampo in cui intendete cuocere il pan brioche.
 A parte mescolate lo zucchero di canna e due cucchiaini colmi di cacao in polvere e cospargete questa miscela in maniera uniforme su tutto il rettangolo lasciando libera solo una striscia finale di 1 cm che servirà da "chiusura" al rotolo.
 Arrotolate la pasta su se stessa fino a ottenere un rotolo che trasferirete nello stampo posizionando la giuntura verso il basso.
Lasciate lievitare il rotolo all'interno dello stampo, coperto con la pellicola a contatto, lasciandolo in un luogo tiepido. Il pan brioche deve arrivare fino quasi ai bordi dello stampo. A me ci sono volute un paio di orette, ma molto dipende anche dalla temperatura esterna.

Spennellate la superficie con un po' di latte e infornate a 180° per circa 30 minuti (anche questo tempo può variare a seconda del vostro forno).




martedì 19 marzo 2013

Cesarino senza paura

Mio padre non è un uomo.
È il personaggio di un libro di Guareschi e, a turno, di un film con Totò e Peppino.
Lui è sempre, costantemente perso in un mondo tutto suo, fatto di pensieri lontani, musica lirica, di libri (...ma da chi avrò preso, io?? Mah...non si capisce davvero...), di poeti francesi e Settimana Enigmistica...
Ha una logica folle su molti argomenti e un concetto estremamente personale di dialogo, che di solito si riassume nel teorema: io ho ragione e accetto di dialogare con te se la tua ragione è uguale alla mia.
Un difetto non sempre facile da sopportare, ma perdonabile, se si considerano le millanta attenzioni che ha verso noi figlie e il pensiero costante sulla nostra vita e su come lui può renderla più leggera.

Lui è il signore incontrastato dei "contornini" di verdure quotidianamente presenti sulle nostre tavole e degli oggetti più assurdamente inutili in cucina (come il ventilatore mignon per raffreddare le pietanze senza soffiarci su o il taglia melone in un colpo solo, che se non stai attento ti fa a spicchi anche le dita); dei ritagli di giornale sugli argomenti più disparati, che lui considera interessantisssssimi e delle sperimentazioni con i dolci dietetici...no, dietetici è un eufemismo...e qui stenderei un velo pietoso...
Ma è anche il re incontrastato dei liquori home-made, del: "Papà, ma sai che sto cercando da un sacco di tempo la pietra filosofale, ma proprio non riesco a trovarla da nessuna parte?", e poi il giorno dopo te la ritrovi sul tavolo della cucina e ti chiedi "ma come diavolo farà a trovare SEMPRE tutto quello che gli chiedo, se la massima distanza che percorre in macchina è da qui al centro città??"

Ecco chi è mio padre. Un mix di contrasti che lo rendono unico e adorabile, nonostante i difetti per cui spesso sbatteresti la testa nel muro.
Lui è un vero, assoluto mistero.

Auguri, papi.
E anche se fra noi vige la tacita regola del "niente coccole", ti voglio bene, tanto.


Preparo quasi ogni anno le zeppole di S. Giuseppe, per la festa del papà, perché so che è un dolce che piace a tutti e già qui avevo spiegato perché anch'io le trovo deliziose!
Quest'anno, però, avevo voglia di festeggiare questo giorno in modo un po' più "nostro"...lo so che lo Chef ancora non è ufficialmente un papà, però...diciamo che lo è in potenza :D
Ed essendo un papà "in divenire", mi sembrava carino fargli gli auguri con un dolcino un po' diverso, pur mantenendo la tradizione della zeppolona :)

Il paris brest è un dolce francese, a base di pasta choux, farcito con una deliziosa crema al praliné e cosparso di mandorle a lamelle.
Desideravo farlo da tempo e finalmente eccolo qui. Non ho fatto un dolce unico, perché trovavo più carine le tortine singole e inoltre la crema interna non è un pralinato doc...ma è a base di panna fresca montata, a cui ho unito una crema a base di mandorle e cacao e un altro ingrediente pazzescamente insospettabile...è deliziosa, ma la ricetta ve la darò un'altra volta. Voglio tenervi un po' sulle spine...

Per la ricetta della mia pasta choux vi rimando a questo post. Ricordatevi di far asciugare sempre benissimo la pasta, altrimenti vi rimarrà umida all'interno e le ciambelle vi si afflosceranno.

Procedete così:

Una volta pronta la pasta choux, fate dei cerchi su un foglio di carta forno, della grandezza scelta per le ciambelle. Poi, con la sac-a-poche, fate un primo cerchio di impasto sul profilo che avete disegnato (credo sia superfluo dirvi di girare il foglio di carta forno, se non volete mangiarvi grafite...). Aggiungete un altro cerchio all'interno del primo e infine un terzo sopra i primi due, nel mezzo, così:


Cospargete le ciambelle di mandorle a lamelle


e infornate a 180°-190° (forno già caldo) per circa 25 minuti. Poi fate asciugare a forno spento e con lo sportello leggermente aperto.
Con queste dosi mi sono venuti 4 dolcini.


...a domani con la crema!!!