"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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lunedì 20 gennaio 2014

Vivere con lentezza...come una tajine

Che poi a me è sempre piaciuto fare le cose con calma. E conoscendomi (ma conoscendomi bene!) non si direbbe, vista l'ansia che mi contraddistingue e la sveltezza nel fare le cose. Però, prendere la vita con lentezza, darsi il tempo per fare le cose, per godersi i momenti, senza fretta, senza il pensiero che devi fare presto, perché hai altre mille faccende da sbrigare; che quella telefonata no, perché ti porterebbe via troppo tempo; che non puoi crogiolarti quanto vuoi sul letto con la Patata, perché il disordine ormai ha preso possesso delle tue stanze e ha creato nuove forme di vita intelligente e tu dovresti fare qualcosa...Quella sì, sarebbe degnamente vita. E soffro, tutte le volte che invece so di avere la settimana già programmata, già fitta di impegni e appuntamenti da rispettare. Così, quando posso, mi concedo di staccare tutto: telefono, citofono, testa, e di godermi un momento tutto mio. E al diavolo il disordine, la polvere, i panni da stirare, anche solo per pochi minuti, io e la Patata ci sdraiamo sul letto, vicine vicine: io faccio finta di dormire e lei mi fissa e poi fa: "Eh!", per svegliarmi...e poi ride di gusto. Questa sì, che è vita. 

TAJINE DI MANZO ALLE SPEZIE


Ingredienti per 2-3 persone 

600 gr di muscolo di manzo, tagliato in piccoli pezzi
 2 scalogni
1 foglia di alloro
brodo
2 cucchiaini colmi di spezie miste
(paprika dolce, cumino, zenzero, curcuma, cannella, menta e coriandolo)
farina
1 pomodoro pelato
sale
olio evo

Fate scaldare il piatto della tajine sulla fiamma dolce (ricordandovi di usare un spartifiamma) e rosolate in un po' d'olio gli scalogni affettati finemente. Infarinate la carne e unitela agli scalogni, facendola dorare, così da sigillarla. Aggiungete il pomodoro pelato e schiacciato, le spezie sciolte in un po' di brodo e la foglia di alloro.
Mescolate il tutto e chiudete la tajine col suo coperchio. Lasciate cuocere per circa 3 ore, mescolando e unendo via via un pochino di brodo, quando occorre. A cottura ultimata, regolate di sale.
Servite con un purè morbido o una bella polenta calda o anche riso, se vi piace.


 



martedì 31 dicembre 2013

Il piano infinito


"Non faceva freddo, il giorno era stato lungo, e anche se adesso era buio la luce non era scomparsa, sembrava come avvolta dalla notte. Pensai questo. Nella vita di una persona ci sono sempre state delle notti chiare, ma arriva il giorno in cui uno le nota per la prima volta."
Peter non è un bambino come gli altri, lui è diverso, speciale, come si dice... fuori dal comune.
Ecco, Peter è un bambino fuori dal comune. Un bambino fuori da tutto, a dire la verità, anche dalla società in cui vive. Ed è per questo che a lui e altri bambini come lui viene riservato un trattamento particolare, un "piano di recupero", messo in atto da una scuola sperimentale di Copenaghen: una sorta di programma di reinserimento, per ragazzi che una vita difficile o un trauma infantile ha reso poco adatti a relazioni affettive stabili e a una corretta percezione della realtà. Quella scuola diventa per loro un trampolino, una possibilità -l'unica, a volte- di costruirsi un futuro dignitoso.
"Non esistono persone senza paura, solo attimi senza paura."
A spiegarlo, molti anni dopo, a sua figlia, è lo stesso protagonista, in un racconto lucido e duro, ma a tratti struggente e dolcissimo, in cui la voglia di lasciarsi alle spalle il dolore vissuto e al tempo stesso la volontà di esorcizzarlo parlandone, fanno da sfondo alle storie di ragazzi come lui, lasciati soli davanti alla violenza degli adulti, che spesso viene con sadismo applicata come una variante della legge della sezione aurea, per cui non tutte le mancanze vengono punite, ma solo poco più della metà. Peter ha quasi 14 anni, quando entra in quella scuola e capisce da subito che la cosa determinante nella punizione non è la violenza in sé, ma l'umiliazione, ciò che accade intorno, subito prima e subito dopo. Sin dai primi mesi di permanenza lì, si rende conto che esiste un preciso piano di selezione -di ispirazione darwiniana- cui segretamente la scuola tende e cerca di carpirne i segreti ed i trucchi, aiutato in questo dalla sua amica Katarina, orfana di entrambi i genitori e da August, un bambino autistico che pare abbia ucciso i suoi per sottrarsi ai continui abusi. I tre ragazzi sono abbandonati da tutti e cercano di sopravvivere in un luogo dove su tutto sembra dominare la competitività, stringendo fra di loro un legame a doppio nodo, forte più del dolore e della solitudine, perché fatto di silenzio e comprensione, di empatia fortissima e di piena accettazione dell'altro:
"Sedevamo lì, e io sapevo che questo si prova quando si è completamente accettati. Si siede accanto a un'altra persona e si viene capiti, tutto viene capito, e niente viene giudicato. E si diventa indispensabili."
La teoria di Darwin viene applicata dal sistema scolastico come metodologia educativa, una specie di selezione in cui la la violenza nei confronti dei ragazzi è necessaria per la loro crescita, per abituarli a vivere nella società che è a sua volta violenta, perché bisogna essere puntuali e non c'è tempo per le incertezze.
Ma i ragazzi come Peter non reggono tutta questa pressione, perché non si può sopravvivere, in un mondo che ti vuole perfetto, puntuale sempre e in perenne equilibrio sulle aspettative degli altri...non si può, da soli. Anzi, forse una strada c'è, un unico ponte che ci può aiutare a non farci perdere, che può farci attraversare il buio pesante della notte. E quel ponte è l'amore.
"Quando lo si incontra, non si precipita più. Da quel momento non si smette di desiderare la luce e la superficie."
Senza l'amore siamo solo numeri, matematica e fisica applicata, teorie informi che ci globalizzano, sminuiscono l'identità e sfumano i nostri contorni, fino a renderci privi di corpo.

"I quasi adatti" è un romanzo difficile, a tratti ostico, ma che io ho amato molto.
Perché in fondo è la storia di tutti noi "disadattati", poco inclini a farci coinvolgere nei ritmi del mondo, a pensarla come tutti, a sentirci felici perché uguali agli altri. Siamo tanti e ci riconosciamo subito, dietro ai sorrisi sinceri, alle parole non di circostanza, agli sguardi veri e alle parole sentite.
Ed è a tutti voi, quasi adatti, che dedico questo libro, come primo e ultimo pensiero di quest'anno che -dicono- sta per finire... Io non credo che ci sia un ultimo dell'anno, credo fortemente che ci sia un tempo che ci è dato da vivere, come una matassa ingarbugliata, che si dipana via via e si scioglie -ogni tanto- man mano che passano i giorni.


"«Il tempo non è una legge della natura» disse. «È un piano. Quando uno lo guarda con attenzione o comincia a toccarlo, allora inizia a dissolversi.»"
 
Si dissolve...come un semifreddo, che è la mia ultima ricetta per questo 2013.

Buon piano infinito a voi!

  SEMIFREDDO AL TORRONE 
Ingredienti
 200 gr  di panna fresca
(io panna di soia dolce da montare, questa qui)
2 uova intere
2 tuorli
140 gr di latte
50 gr di liquore all'arancia
120 gr di zucchero vanigliato
20 gr di miele
100 gr di torrone alle nocciole

100 gr di cioccolato fondente
Preparazione


In una casseruola rompete le uova intere, i tuorli e lo zucchero e mescolate il tutto senza montare;
aggiungete il latte e il liquore e mescolate bene. Ponete la casseruola su un leggero bagnomaria e cuocete la crema inglese per circa 10 minuti, senza che l’acqua del bagnomaria raggiunga un'ebollizione troppo forte (se avete un termometro da cucina, la crema deve sfiorare gli 80°). Quando la crema vela il cucchiaio (cioè si addensa leggermente, senza inspessirsi troppo), spegnete e fate raffreddare (per velocizzare, potete mettere la ciotola in un'altra con dell'acqua fredda e ghiaccio).
Quando la crema sarà fredda, montate la panna, aggiungete il torrone sbriciolato e incorporate il tutto alla crema, mescolando delicatamente per non smontare la panna.
Versate il semifreddo nello stampo prescelto (meglio quelli in silicone) e ponete in freezer per almeno 4 ore.

Decorate con cioccolato fuso e altro torrone sbriciolato.


lunedì 2 dicembre 2013

Il Grinch

Da un po' di anni, già verso la fine di novembre, mi assale una malinconia tremenda, una pesantezza sullo stomaco e una sottile nostalgia piuttosto indefinita, insomma...mi piglia male. Il pensiero del Natale che arriva, poi, finisce per aprire voragini senza fine nella mia testa, come se poi non ce ne fossero già abbastanza!
Ed è così, che alle prime canzoncine natalizie, all'apparire della fatidica pubblicità strappalacrime e melensa del panettone di turno, a me viene un principio di orticaria: mi cospargo di bolle pruriginose, divento nervosa e assumo un colorito tra il violaceo e il verdognolo, con profonde borse sotto gli occhi...praticamente divento una specie di Grinch.
Non so esattamente perché...anzi, in realtà lo so, ma è una lista di motivi così lunga e noiosa, che facciamo finta che non ce ne siano, che è meglio.
Ad ogni modo, quando ho espresso a lei il mio stato d'animo su questa festa, da ragazza entusiasta e trascinatrice qual è, ha risposto pubblicando un Calendario dell'Avvento...di ricette. Ma vi pare??
Io il Grinch e lei l'elfo di Babbo Natale! E la sua emozione, per circa 2 secondi e mezzo, mi ha così invaso, da questa parte del monitor, che sono andata in cucina, ho tirato fuori dalla dispensa il contenitore con la cannella e lo stampo del pandoro...e ho preparato questa. Morbida, profumata, speziata, con il tocco croccante delle nocciole tostate e dello zucchero di canna...
Per te, Sere. Che il tuo entusiasmo per il Natale mi contagi, almeno fino al 31 dicembre :)



Ingredienti
per uno stampo di 22-24 cm
 (il mio era quello del pandoro)

200 gr di farina 00
55 gr di farina di grano saraceno
3 cucchiaini di lievito
1 pizzico di sale
1 cucchiaino e 1/2 di spezie miste
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1 uovo grande
110 gr di zucchero semolato
170 gr di mela tritata finemente 
150 ml di latte
90 ml di olio di semi di mais

Per il topping*

3 cucchiai di zucchero di canna
60 gr di nocciole tritate 
1/2 cucchiaino di cannella in polvere

In una ciotola setacciate le farine, il lievito, le spezie e il sale.
In un'altra ciotola sbattete l'uovo con una forchetta, aggiungete lo zucchero, la mela grattugiata, il latte e l'olio. Amalgamate con cura.
A questo punto, unite il composto liquido alle farine e mescolate leggermente, senza lavorare troppo il tutto.
Ungete e infarinate uno stampo e versatevi l'impasto.
Cospargete la torta con le nocciole e lo zucchero, a cui avrete aggiunto la cannella e infornate a 180° per circa 20-25 minuti (a me ha cotto molto di più, ad una temperatura un po' più bassa, data la forma dello stampo).



Tips

Lo stampo del pandoro ha una superficie minore e quindi io ho usato metà dose di topping.