"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 18 agosto 2009

La vampa d'agosto



"Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell'albe senza rumore -
ci si risveglia come in un acquario -
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno"

(Cardarelli)

Ieri e oggi l'afa ha raggiunto dei picchi di umidità pazzeschi e io non riesco neanche più a stare seduta davanti al computer, persino le idee si sono prese una pausa, stremate e sudate in questi pomeriggi deliranti!
Eppure questa è l'ora del giorno che amo di più...
..."stagione che porti la luce a distendere il tempo di là dai confini del giorno"...
il silenzio e l'immobilità dei pomeriggi d'estate, quando puoi finalmente dire a te stessa che riposare non è un peccato, ma un tuo diritto, sono impagabili...!
Quand'ero piccola passavo queste ore distesa a terra (sì, a terra! Al massimo con un cuscino per appoggiarci la testa) a leggere. I miei libri più belli li ho letti sul pavimento del salotto, a godermi quel po' di venticello che veniva dal balcone spalancato! Certo, adesso non lo farei più. Adesso leggo sul divano, sul letto...insomma, voglio stare comoda! Quando si cresce si perde il gusto delle "posizioni scomode", si vogliono appigli sicuri, materassi morbidi; nessuno penserebbe più di dormire in 5 in un letto per la pura, esilarante gioia di NON dormire tutta la notte; di sdraiarsi a terra nel sacco a pelo e dormire così una settimana, per poi accorgersi ridendo di avere la schiena a pezzi, perché tanto l'importante è che "siamo stati insieme"; di mangiare quello che capita, dove capita, perché la fame di vita è troppo più pressante, incalzante...e così si perde anche il sapore di un libro letto nelle posizioni più assurde, così concentrati sulle pagine che ci scorrono davanti, da mettere il corpo in secondo piano...
Quasi quasi qualche volta ci riprovo..chissà che la frescura del pavimento e il ricordo dei vecchi tempi, non mi dia un po' di refrigerio da questa terribile vampa d'agosto!

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