"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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giovedì 15 aprile 2010

La convalescenza del lievito madre

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Ieri mattina ho temuto di dover fare il funerale al mio Tamagotchi appena nato.
Mi sono svegliata, gli ho dato un'occhiata e lei era grigia e triste, senza alveolature e se ne stava rannicchiata, anzi, piuttosto spatasciata, al centro del contenitore.
Prima di cominciare a recitare il Requiem e decidere la scritta da apporre sul manifesto funebre ("Ci ha lasciato, alla prematura età di 6 giorni, la nostra cara Pasta Madre. Ne danno il triste annuncio la sua affranta creatrice e l'affezionato pacco di farina 0"), ho deciso, con il preziosissimo aiuto del fantastico forum di Cook, di fare un ultimo tentativo.
Se la mia pasta madre era malata, io l'avrei curata.
Con il piglio deciso di una dottoressa di E.R., le ho prestato i primi soccorsi: cambiato contenitore, per posizionarla in un grosso barattolo di vetro (ma non troppo grosso, mi hanno detto), perché il vetro, a quanto pare, è molto meglio della plastica, l'ho coperto semplicemente con un tovagliolo di cotone e sul barattolo ho poggiato un piattino. Poi, pensando che forse nel mobile accanto all'aggeggio per strizzare l'insalata e alla macchina del pane non si sentisse abbastanza compresa, l'ho spostata nel forno...
Dopodiché, praticamente ogni ora ero lì, lucetta accesa, a sbirciare nel forno se fosse cambiato qualcosa.

Beh, escludendo l'ipotesi attendibile che io stia rasentando la follia, devo dire che  le mie amorevoli cure credo abbiano funzionato!

Il Tamagotchi stamattina si presentava così:





Che dite, come mamma e come medico, posso ritenermi soddisfatta?



A presto, con ulteriori sviluppi.



To be continued...

7 commenti:

  1. ah!!ah!! che carino il tuo post!! Il lievito madre ti prende il cuore vero?? Io l'ho risvegliato da poco dalla sua ibernazione pasquale e sembra pimpante, prossima settimana panifichiamo e vediamo che ne esce!!
    Brava dottoressa!!

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  2. @Chabb: ma sai che non me l'aspettavo, che mi avrebbe fatto questo effetto? E' come avere una cosa "viva" nel forno che aspetta solo di essere nutrita! :D E' troppo entusiasmante...Ma non sono davvero normale... ;)

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  3. @Chabb: ...poi fammi sapere quando panifichi...sono curiosissima!!

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  4. io anche l'ho rianimato dopo un periodo nel congelatore...e il primo rinfresco mi ha lasciata molto delusa...poi ho insistito. Ne ho fatti 5 di seguito e sta ricomincianod a prendere vita...speriamo

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  5. @Prez: Sì, sto vedendo anch'io che ci vuole un po' di attenzione e tanta pazienza...ma sono sicura che ne varrà la pena!!

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  6. Dev'essere sempre nutrito. Il mio avvolte puzza che sembra da buttare ma poi quando lo riprendo... ciao.

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  7. Ciao, Max, buona domenica! Effettivamente, è proprio come un bambino perennemente affamato!! Non vedo l'ora di fare i primi esperimenti...Un abbraccio!

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