"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 28 settembre 2010

Sapore di casa, sapore di buono



Quando ho visto questa torta, sul blog di Anice e Cannella, ho pensato che dovevo subito assaggiarla. Già dal suo racconto mi aveva fatto pensare alle torte di una volta, di quelle fatte dalle nonne (o dalle vecchie e sagge zie, come nel suo caso), senza bilancia, usando solo un po' di buon senso e pochi, buoni ingredienti.


E' deliziosa, profumata di burro e di zucchero, sa di casa di mia nonna, di ricordi e sere fredde nel suo letto gigante.




LA TORTA CHE SA DI BUONO- della zia Gabriella


Ingredienti

100 gr di burro

100 gr di zucchero
1 pizzico di sale
3 uova medie, da 65 gr l'una (le mie erano leggermente più piccole, ma credo che la torta non ne abbia risentito)


160 ml di latte fresco
250 gr di farina 00
1/2 bustina di lievito
la buccia grattugiata di 1 limone non trattato




Procedimento

Setacciare bene la farina col lievito e il pizzico di sale. Montare bene con le fruste il burro predentemente lasciato a temperatura ambiente una mezz'oretta prima, con lo zucchero e la buccia di limone fino a farli diventare soffici e spumosi.
Aggiungere i tuorli uno alla volta, mettere il secondo quando il precedente sarà già amalgamato.
Continuare con la farina alternando al latte fino alla fine degli ingredienti.
Aggiungere in ultimo, molto delicatamente, gli albumi montati a neve fermissima. Nel frattempo accendere il forno impostando la temperatura a 170°(questo è un dolce da infornare a forno tiepido. Per tutta la discussione che ha portato a questa scelta, leggete qua).


Imburrare e infarinare uno stampo da 22/24 cm. e infornare quando la temperatura avrà raggiunto circa 50°/60°.


Cuocere per circa 45 minuti, ma fare la solita prova stecchino.

venerdì 24 settembre 2010

Lo stomaco è un elastico: orecchiette con crema di zucchine, zafferano e cozze

Da adolescente pesavo tra i 36 e i 38 kg e per vestirmi andavo nel negozio della 0-12 di una nota marca di vestiti, perché le cose della mia età mi cadevano da dosso…se avessi saputo, allora, che oggi esiste addirittura la taglia XS, forse non ci avrei creduto, visto che io ero costretta a indossare gonnelline a balze con la targhetta interna “9 anni”…Una vera ingiustizia.

Così mia madre mi portò da un nutrizionista, nella speranza che potesse darmi una dieta per mettere su qualche chilo. Ci pensate? Una dieta ingrassante! Quando lo racconto, sembra una barzelletta. Comunque, una sera andiamo lì, il dietologo aveva un’aria seria e professionale, ma sorrideva spesso ed era pure belloccio, a dirla tutta.
Mi fece sedere e mi sottopose a una serie di quiz al limite dell’assurdo (tipo mettere in ordine in base al colore dei cubi di legno colorato, come quelli dei giochi dei bambini) e mi asfissiò di domande della serie:”Ti piaci? E quanto ti piaci? Su una scala da 1 a 10 quanto diresti che ti piaci?” “E agli altri piaci? E quanto? Su una scala da 1 a 10 quanto diresti di piacere agli altri?”
Alla decima domanda simile, io volevo vomitare e pensai che forse il dottore credeva di trovarsi davanti un’adolescente problematica e di sicuro faceva bene a farmi tante domande, ma lì per lì mi sembrò una vera tortura! La verità era che io non avevo fame e che il cibo per me non rivestiva tutta quest’importanza che sembrava avere per gli altri. Voglio dire, per la mia sopravvivenza bastava molto meno di un piatto di pasta al ragù e di una fettona di carne (che tra l’altro odiavo)! Poi il dottor Stranamore mi fece spogliare (vogliamo parlare del fatto che ero in un momento del mese un po’ particolare e che sembravo mia nonna bardata per la notte, con tanto di biancheria contenitiva very anni ’20??) Ok, stendiamo un velo non pietoso…di più.


Alla fine, dopo una visita estenuante che non finiva più (in definitiva io volevo solo essere lasciata in pace nella mia inappetenza), il dietologo sentenziò: “60 gr di pasta a pranzo e 60 gr di pane a cena, cominciamo così”. …cosaaaaa?!?!? 60 gr di pasta e pane?? Ma lo sapeva lui, quanto tempo ci mettevo io, a 16 anni, a mangiare TUTTA QUELLA PASTA, per non parlare del pane, che non mi piaceva per niente?? Mamma mia, se ci ripenso adesso…pena e vergogna.


“Lo stomaco è come un elastico: più cibo ci metti, più si allarga!” Questa meravigliosa perla di saggezza popolare mi ha accompagnato non so più per quanti anni. Ho capito, che è un elastico, ma intanto per adesso io c’ho un buchino, mica una voragine! Come la mettiamo?


Ed eccoci qui, 19 anni dopo (ovviamente, per la cronaca, non riuscii neanche poco a seguire la dieta del dottore e ho dovuto aspettare anni, prima di riconciliarmi con il cibo), lo stomaco ha trovato la sua misura intermedia tra la voragine e il buchino e io sono perennemente in cerca di un equilibrio tra la fame costante, i problemi alla pancia che mi limitano un po’ (della serie: la dura legge del contrappasso) e la ciccia che, come per magia, è comparsa sul mio splendido girovita, non appena varcata la soglia dei 30.


Caro dottor Stranamore…che dice, pensa sia possibile fare una specie di time warp e ritrovarmi di nuovo, non dico a 16 anni, ma almeno col vitino da vespa dei miei 20 anni? Vengo da lei e facciamo un altro interrogatorio, come i bei vecchi tempi, le va?




Le prometto che stavolta niente biancheria da nonna, però…ma lei per favore, mi dia qualche grammo in più di quei miserrimi 60…


Nell'attesa di entrare nella macchina del tempo, mi gusto un bel piatto di orecchiette...


ORECCHIETTE CON CREMA DI ZUCCHINE, ZAFFERANO E COZZE

la foto è penosa, ma non c'era molta luce e ho fatto l'impossibile per renderla decente...usate un po' di immaginazione, ok? ;)

Ingredienti per 4 persone

500 gr di orecchiette
1 kg di cozze pulite
4 zucchine medie
1 bustina di zafferano
2 spicchi di aglio
1/4 di cipolla
olio evo
1/2 peperoncino essiccato (se l'avete fresco, ancora meglio)


Preparazione

1. Mettete le cozze pulite in un tegame con un goccio d'acqua e uno spicchio d'aglio e fatele aprire, senza farle cuocere troppo.
2. Nel frattempo, tritate la cipolla e fatela imbiondire con olio sufficiente (quello sarà il condimento per la pasta),  spuntate le zucchine, tagliatele a pezzi piccoli piccoli e mettetele in padella con la cipolla e cuocetele fino a renderle molto morbide. Prelevatene più della metà e frullatele, ottenendo una crema.
3. Versate la purea di zucchine nella padella con le zucchine a pezzetti rimaste e amalgamate bene.
4. Sciogliete in un pochino di acqua lo zafferano e versatelo nelle zucchine.
5. Sgusciate le cozze e aggiungetele alle zucchine, insieme ad un po' della loro acqua di cottura.
6. Cuocete le orecchiette in abbondante acqua salata, a cui avrete unito il resto dell'acqua di cottura delle cozze e scolatele lasciandole un po' "umide". Unitele alla crema di zucchine e cozze e fatele insaporire.

Se volete, rifinite con una spolverata di pepe macinato al momento.



Enjoy, and let your stomach be happy! ;)







mercoledì 22 settembre 2010

Teobromina, mon amour

Ogni anno, quando comincia Settembre la mia nipotina irlandese (fisicamente e non geograficamente) inizia il solito sfiancante ritornello che precede il suo onomastico: "Zia, mi fai i brownies? Me li fai? E quando me li fai? Zia, me li hai già preparati? Non è che mi fai uno scherzo e non me li prepari?" E questo per tipo due settimane, visto che il suo onomastico cade il 17 settembre...a nulla valgono i miei sguardi al cielo, gli sbuffi e le frasi da novella signorina Rottermeier: "Ciccia, ma i brownies sono delle bombe caloriche! Pieni di cioccolato, burro, zucchero....Non è che quest'anno ti andrebbe un altro dolcetto? Che so...più leggerino?"
Nein. Niet. Non. No. Non c'è verso. I brownies o la morte.

E che devo fa?? Che brownies siano.  Nella speranza che, almeno, non li mangi tutti lei...

Ho cercato però una nuova ricetta, quelli dell'anno scorso non mi avevano convinto del tutto (li avevo anche fatti cuocere troppo, in verità...). L'ho trovata su Youtube, è di un ragazzone americano dalla faccia simpatica e dalle guance golose; le sue dosi erano in cups e io ho cercato di convertirle meglio che potevo in grammi.

Risultato? I brownies migliori che abbia mangiato finora!

Vi lascio la ricetta...e al prossimo 17 settembre. :)


BROWNIES DI CICCIO PACIOCCO
...ehm...ribattezzato così dalla nipotina simpatica...




Ingredienti x circa 25 brownies

250 gr di cioccolato fondente (io ne ho usato uno al 50% di cacao, non volevo fossero troppo intensi come sapore)
250 gr di burro
200 gr di zucchero (io di canna)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (non riesco proprio a trovarlo e ho dovuto ripiegare su una bustina di vanillina, anche se so che non è la stessa cosa)
3 uova
150 gr di farina 00
1 cucchiaino di lievito




Fate sciogliere il cioccolato insieme al burro, a fuoco bassissimo, stando attenti a non far bruciare il cioccolato.
Lasciate intiepidire, trasferite in una terrina e aggiungete lo zucchero, la vaniglia e le uova una alla volta e amalgamate il tutto fino ad avere un composto omogeneo.
A questo punto unite la farina setacciata insieme al lievito e mescolate bene.
Rivestite di carta forno o imburrate e infarinate (tanto, burro più, burro meno...) una teglia quadrata di 24 cm di diametro e versateci dentro il composto.



Infornate in forno già caldo a 160° per 25/30 minuti. Uno stecchino infilato dentro deve uscire umido, ma senza residui di impasto attaccato, per intenderci. E comunque, a mio avviso, meglio un po' più umidi che troppo asciutti!
Lasciate ancora per qualche minuto la teglia nel forno spento con lo sportello un po' aperto e, una volta freddo, tagliate a cubetti.





martedì 14 settembre 2010

Crostata morbida alla crema di nutella...e inquilini sgraditi

I grilli hanno preso casa sopra il mio terrazzo della cucina.
Tutti i giorni vengono a far visita ai miei panni stesi, alle mie piantine aromatiche e rimangono lì, immobili, per ore ed ore. Ora, dico io, ma non hanno proprio un altro posto più carino e comodo dove stare, che mi devono bloccare in casa con il terrore di incontrarli?? Ebbene sì, perché io ho la fobia dei grilli. E me ne vergogno, e anche tanto, però che ci devo fare...è più forte di me.
E così passo e ripasso accanto alla finestra del balcone e uno è ancora lì, pacifico, attaccato alla gamba dello stendipanni.

Li odiooooooooooo!!!!

Secondo voi esiste un repellente anti-insetti saltellanti?



CROSTATA MORBIDA ALLA CREMA DI NUTELLA





Ingredienti per la pasta frolla morbida (non servirà tutta, ma io preferisco farne sempre un po' in più e congelarla per usi futuri)

500 gr di farina 00
200 gr di zucchero
250 gr di burro
1 uovo intero + 3 tuorli
1 bustina di vanillina
la buccia grattugiata di un limone non trattato
2 o 3 cucchiai di rhum


Preparate la pasta frolla impastando tutti gli ingredienti, partendo dalla farina e dal burro e poi via via unendo lo zucchero, le uova e gli aromi; formate una palla, avvolgetela con la pellicola per alimenti e mettetela in frigo a riposare.


Ingredienti per la crema di nutella 
250 ml di latte intero
40 gr di zucchero
1 uovo intero
25 gr di maizena
250 gr di nutella circa
buccia grattugiata di 1 limone non trattato


Intanto, scaldate il latte in un pentolino e fate ammorbidire la nutella a bagnomaria (o nel microonde).

Sbattete l’uovo con lo zucchero e la buccia grattugiata del limone. Aggiungete la maizena setacciata e amalgamate bene. Unite il latte a filo, mescolate e rimettete sul fuoco.
Fate addensare la crema e poi, quando è ancora bollente, aggiungetevi la nutella e amalgamate. Fate intiepidire.
Prendete la pasta frolla dal frigo, tagliatene un pezzo, stendetelo in modo da coprire anche i bordi dello stampo, bucherellate il fondo, coprite con della carta forno e dei legumi secchi (io non li avevo e ci ho appoggiato sopra una teglia delle stesse dimensioni, vuota) e infornate a 180° per 12 minuti.
Togliete dal forno, versatevi la crema, decorate con le striscioline di pasta frolla e infornate nuovamente per altri 20 minuti circa, finché la crema si sarà rassodata e la pasta frolla sarà dorata.


Fate raffreddare completamente e sformate la crostata. Spolverate, se volete, con zucchero a velo.















sabato 11 settembre 2010

Gli spaghetti del buonumore



Mia madre cucinava questi spaghetti quando era contenta.
Arrivava in cucina, mi guardava con sguardo complice (perché sapeva che mio padre non avrebbe approvato:tutto quell'olio! E tutto quel sale! Tutto quel formaggio! :-/) e sorridendo mi chiedeva: "Ci facciamo uno spaghettino saporito saporito? Con le olive, un'acciughina, i capperi e tanto pecorino?"
Detto fatto, spaghetto velocissimo, gustoso, che mette allegria solo a sentire il profumo dell'acciuga che si disfa nell'olio...

Non una vera ricetta, solo un piatto semplice, da mangiare quando si è contenti.
Ancora oggi lo faccio quando mi sento di buonumore: "Ciccio, ti vanno gli spaghetti di mamma, con le olive, un'acciughina, i capperi e tanto pecorino?"
E già sorrido, pensando alla sua faccia da bambina golosa.

Le dosi, ovviamente, sono rigorosamente "ad occhio", perché in un piatto così ognuno deve essere padrone di metterci tante olive e formaggio e peperoncino quanto gli suggerisce la gola! :)


Ingredienti

spaghetti (noi stavolta abbiamo usato, più per curiosità che per altro, degli spaghetti al peperoncino)
olive nere
capperi
1 acciuga (oppure metà, se pensate che il gusto sia troppo forte)
prezzemolo (io non l'avevo fresco, ma ci sta benissimo)
peperoncino secco
aglio
una bella spolverata di buon pecorino
olio evo

Fate soffriggere nell'olio (non siate avari) l'aglio, il peperoncino, i capperi, l'acciuga, le olive nere tagliate a pezzetti e il peperoncino, finché l'aglio sarà dorato. Non fatelo annerire, mi raccomando, altrimenti diventerà amaro.
Intanto, cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata e quando sono cotti scolateli un po' umidi, tenendo anche da parte un po' d'acqua di cottura.
Una volta pronti, versateli nella padella col soffritto e mantecateli con qualche mestolo di acqua di cottura e una spolverata di pecorino.
Impiattate e aggiungete il prezzemolo tritato e ancora un po' di formaggio.



Enjoy it...and be happy!  ;)

martedì 7 settembre 2010

C'era una volta...e adesso non c'è più

Mi chiedo spesso per quale incomprensibile motivo per tutta la vita sognamo ad occhi aperti (e chiusi) il Principe Azzurro...per poi sposare il rospo più brutto della favola. Da adolescenti ci perdiamo, gomiti sui libri di studio, sguardo perso nel vuoto, pensieri vaganti scanditi dal ritmo dei flap flap delle nostre ciglia adeguatamente rimmellate (il rimmel, si sa, è una delle prime armi di seduzione da ragazzine...almeno per me lo è stato), in favole meravigliose, farcite da occhi grandi e dolci, occhiate innamorate, parole melense al limite della carie dentale e da LUI: l'uomo fantasmagoricamente perfetto. Quello che ci tratterà bene SEMPRE, che ci amerà di amore incondizionato e che adorerà i nostri figli.

Poi cresciamo. Il mito del Principe Azzurro svanisce insieme ai nostri sguardi sognanti (e meno male, sai che noia, li ho sempre odiati i Principi a cavallo)...E questo è giusto, voglio dire, chi è che vorrebbe accanto a sé un uomo da poster, senza difetti, che non ci mandi mai a quel paese e che accondiscenda a tutti i nostri folli umori?? Quindi: no al blasonato, sì allo Stalliere!
...quello che però davvero non riesco a capire è perché, se non scegliamo il Principe, dobbiamo a volte scegliere proprio il rospo.
Il rospo è quel personaggio che passa le sue giornate a gracidare solo per il gusto di sentire la propria voce; l'egoista per eccellenza, che non ha alcun altro amore che quello per se stesso; il bravo amante, che però al di fuori delle sue performances non sa rispettare i tempi dell'altro né i suoi pensieri né le sue emozioni; il narciso, tutto preso da quello che prova lui, senza vedere la sofferenza che provocano in famiglia le sue sfuriate e le parole dure (e le parolacce) e le mani lunghe. 

Quella che, ma davvero!, non riesco a mandare giù è l'idea che conosco donne meravigliose, con mille e uno doni della natura, che accettano- giorno dopo giorno- di addormentarsi e svegliarsi accanto ad uomini che nutrono il più disgustoso disinteresse verso i propri figli e la propria donna. Che non sanno cosa voglia dire ascoltare un ragazzo che ti sta comunicando un disagio, un malessere; non hanno mai sentito parlare della tenerezza e hanno solo parole di disapprovazione per qualunque cosa. 
Queste donne splendide accettano le offese, gli sguardi sprezzanti,le frasi di sufficienza. Sono rassegnate a subire l'assenza dei loro uomini nei momenti più importanti della vita e a lavorare in solitudine per la famiglia, senza mai un grazie o un sorriso o una parola di comprensione.

Non ce la faccio, scusatemi, ma è più forte di me...E quando penso a lei, e vedo i suoi occhi frenetici e ascolto le sue parole pazienti, che giustificano continuamente e se non giustificano subiscono e aspettano, la spina che sento nel cuore mi si conficca ancora più in fondo. A volte, mentre mi parla, rivedo in lei la ragazza che era, forte coraggiosa indomita (o forse ero io a vederla così?) e ricordo i suoi desideri d'amore, quelli di ogni ragazza di 20 anni e mi sento un groppo alla gola.


Lei ha scelto il rospo. E il rospo le sta divorando cuore e figli.


Lei, buona come il pane, croccante fuori e morbida nell'animo. Lei bella e ingenua, fragile e instancabile. Che possa risvegliarsi presto da questo incubo, e tornare al sogno di una volta.


PANE AI SEMI DI FINOCCHIO CON DUE LIEVITI


 500 gr di farina 0
50 gr di pasta madre
2 gr di lievito di birra
2 cucchiai di olio
2 cucchiaini di sale
una manciata di semi di finocchio
1 cucchiaino di zucchero
300 ml di acqua
.
Sciogliete in una ciotola grande la pasta madre, il lievito di birra e lo zucchero. Aggiungete gradualmente la farina, poi il sale e infine l'olio. Quando tutti gli ingredienti saranno amalgamati unite i semi di finocchio. Fate riposare il composto per 30 minuti, coprendo il recipiente con un canovaccio.


Trascorso il tempo, rilavorate l'impasto per qualche secondo, creando poi la forma desiderata. Lasciate lievitare fino a che il composto non raddoppi di volume, ricordando sempre di coprire l'impasto. Fate poi delle incisioni, aggiungendovi all'interno altri semi di finocchio e infornate in forno caldo a 180°/ 200° per circa 20/ 30 minuti.
E' un pane focaccioso, con molta mollica e crosta morbida.






venerdì 3 settembre 2010

Torta di more, lode all' autunno


Lo amo, l'autunno, e lo attendo sempre con ansia. Con le sue cicliche promesse di novità, l'odore di terra bagnata, le piogge fresche, il tepore del sole che smette di essere un nemico da evitare, le zuppe che ritornano a scaldare casa col loro profumo intenso, il forno che ricomincia il suo instancabile lavorìo, la cucina in disordine tra barattoli e conserve...Bello, l'autunno. Stagione densa di speranze, non importa se non saranno colmate. Già solo il fatto di nutrirle, mi dà come un fermento e un forte senso di trepidazione...chissà, forse questo è davvero l'anno delle novità e della vita nuova...

Un'altra ricetta scaldacuore, morbida e burrosa. Quello che ci vuole, in queste mattine in cui il cielo è romanticamente grigio e carico di pioggia. Tra un po' torneranno le serate dolci e tranquille, accompagnate da tisane speziate e fruttate...Bello, l'autunno.




TORTA DI MORE E RICOTTA
presa in prestito, con qualche variazione, da L'omin di pan pepato



Ingredienti


• 250 gr di farina
• 160 gr di zucchero
• 1/2 bustina di lievito in polvere
• 100 gr di burro
• 200 gr di ricotta
• 3 uova
• latte q.b.
• 200 gr di more
• 1 bustina di vanillina
•  la punta di un cucchiaino di cannella
•  zucchero di canna per spolverare la torta



In una ciotola mescolate la farina, lo zucchero e il lievito. Fate fondere il burro e, appena si sarà intiepidito, mescolatelo alla ricotta e rompeteci dentro le uova. Amalgamate bene il tutto, poi versateci sopra gli ingredienti secchi e girate delicatamente, bagnando con un po' di latte se il composto dovesse essere troppo asciutto. Aggiungete le more e rovesciate il tutto in una tortiera di 24 cm.

Infornate in forno caldo a 180°per circa 45/50 minuti.


...nessuno poteva dirlo meglio di lui:


ODE ALL'AUTUNNO, Pablo Neruda


Ah, quanto tempo si è potuto vivere, terra,
senza autunno! Ah, che naiade oppressiva
la primavera, con i suoi scandalosi capezzoli
che mostra in tutti gli alberi del mondo,
e quindi l'estate,
grano, grano, intermittenti grilli,
cicale, sudore sfrenato.
Poi, l'aria reca di mattina un vapore di pianeta.
Da altra stella cadono gocce d'argento.
Si respira il cambiamentodelle frontiere,
dell'umidità del vento, dal vento alle radici.
Qualcosa di sordo, profondo,lavora sottoterra, stivando sogni.
Modesto è l'autunno, come i taglialegna.
Costa molto togliere tutte le foglie da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
Non è facile. Serve tempo.
Bisogna sapere tacere in tutte le lingue
e dappertutto, sempre,
lasciare cadere, cadere,
lasciare cadere, cadere le foglie.
Difficile è essere autunno, facile essere primavera.
Accendere tutto quel che è nato per essere acceso.
Spegnere il mondo , invece, [...] è compito di mani virili.
Per questo, autunno, compagno vasaio,
ti do la mia mano da uomo a uomo
e ti chiedo di invitarmi a uscire a cavallo per lavorare insieme a te.
Ho sempre voluto essere l'apprendista dell'autunno,
essere il piccolo parente del laborioso meccanico delle cime,
galoppare per la terra distribuendo oro,oro inutile.
Autunno, buon cavaliere, galoppiamo, prima che ci sorprenda il nero inverno.
E' duro il nostro lungo lavoro.
Andiamo a preparare la terra e a insegnarle a essere madre,
  a riparare le sementi che nel suo ventre dormiranno protette
da due cavalieri rossi che girano per il mondo:
l'apprendista dell'autunno e l'autunno.
Così dalle radici oscure e nascoste potranno uscire danzando
la fragranza e il velo verde della primavera.