Mi chiedo spesso per quale incomprensibile motivo per tutta la vita sognamo ad occhi aperti (e chiusi) il Principe Azzurro...per poi sposare il rospo più brutto della favola. Da adolescenti ci perdiamo, gomiti sui libri di studio, sguardo perso nel vuoto, pensieri vaganti scanditi dal ritmo dei flap flap delle nostre ciglia adeguatamente rimmellate (il rimmel, si sa, è una delle prime armi di seduzione da ragazzine...almeno per me lo è stato), in favole meravigliose, farcite da occhi grandi e dolci, occhiate innamorate, parole melense al limite della carie dentale e da LUI: l'uomo fantasmagoricamente perfetto. Quello che ci tratterà bene SEMPRE, che ci amerà di amore incondizionato e che adorerà i nostri figli.
Poi cresciamo. Il mito del Principe Azzurro svanisce insieme ai nostri sguardi sognanti (e meno male, sai che noia, li ho sempre odiati i Principi a cavallo)...E questo è giusto, voglio dire, chi è che vorrebbe accanto a sé un uomo da poster, senza difetti, che non ci mandi mai a quel paese e che accondiscenda a tutti i nostri folli umori?? Quindi: no al blasonato, sì allo Stalliere!
...quello che però davvero non riesco a capire è perché, se non scegliamo il Principe, dobbiamo a volte scegliere proprio il rospo.
Il rospo è quel personaggio che passa le sue giornate a gracidare solo per il gusto di sentire la propria voce; l'egoista per eccellenza, che non ha alcun altro amore che quello per se stesso; il bravo amante, che però al di fuori delle sue performances non sa rispettare i tempi dell'altro né i suoi pensieri né le sue emozioni; il narciso, tutto preso da quello che prova lui, senza vedere la sofferenza che provocano in famiglia le sue sfuriate e le parole dure (e le parolacce) e le mani lunghe.
Quella che, ma davvero!, non riesco a mandare giù è l'idea che conosco donne meravigliose, con mille e uno doni della natura, che accettano- giorno dopo giorno- di addormentarsi e svegliarsi accanto ad uomini che nutrono il più disgustoso disinteresse verso i propri figli e la propria donna. Che non sanno cosa voglia dire ascoltare un ragazzo che ti sta comunicando un disagio, un malessere; non hanno mai sentito parlare della tenerezza e hanno solo parole di disapprovazione per qualunque cosa.
Queste donne splendide accettano le offese, gli sguardi sprezzanti,le frasi di sufficienza. Sono rassegnate a subire l'assenza dei loro uomini nei momenti più importanti della vita e a lavorare in solitudine per la famiglia, senza mai un grazie o un sorriso o una parola di comprensione.
Non ce la faccio, scusatemi, ma è più forte di me...E quando penso a lei, e vedo i suoi occhi frenetici e ascolto le sue parole pazienti, che giustificano continuamente e se non giustificano subiscono e aspettano, la spina che sento nel cuore mi si conficca ancora più in fondo. A volte, mentre mi parla, rivedo in lei la ragazza che era, forte coraggiosa indomita (o forse ero io a vederla così?) e ricordo i suoi desideri d'amore, quelli di ogni ragazza di 20 anni e mi sento un groppo alla gola.
Lei ha scelto il rospo. E il rospo le sta divorando cuore e figli.
Lei, buona come il pane, croccante fuori e morbida nell'animo. Lei bella e ingenua, fragile e instancabile. Che possa risvegliarsi presto da questo incubo, e tornare al sogno di una volta.
PANE AI SEMI DI FINOCCHIO CON DUE LIEVITI
500 gr di farina 0
50 gr di pasta madre
2 gr di lievito di birra
2 cucchiai di olio
2 cucchiaini di sale
una manciata di semi di finocchio
1 cucchiaino di zucchero
300 ml di acqua
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Sciogliete in una ciotola grande la pasta madre, il lievito di birra e lo zucchero. Aggiungete gradualmente la farina, poi il sale e infine l'olio. Quando tutti gli ingredienti saranno amalgamati unite i semi di finocchio. Fate riposare il composto per 30 minuti, coprendo il recipiente con un canovaccio.
Trascorso il tempo, rilavorate l'impasto per qualche secondo, creando poi la forma desiderata. Lasciate lievitare fino a che il composto non raddoppi di volume, ricordando sempre di coprire l'impasto. Fate poi delle incisioni, aggiungendovi all'interno altri semi di finocchio e infornate in forno caldo a 180°/ 200° per circa 20/ 30 minuti.
E' un pane focaccioso, con molta mollica e crosta morbida.