"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 8 maggio 2012

Forever young


 Fratellanza. Questo è il termine che volevo. Qualcosa che ha più a che fare con il cameratismo, l'intimità profonda, la comunione d'intenti. La familiarità, appunto. Quello che accade quando sai che ti puoi fidare, che nonostante la vita ci porti su strade diverse, spesso lontane, c'è la consapevolezza che noi ci saremo. Nei momenti più importanti, noi ci saremo. Tutti. E, incontrandoci, ci guarderemo negli occhi e sapremo che in fondo è come se non ci fossimo mai lasciati. Perché è così la fratellanza: nasce piano, lenta ed eterna come un patto di sangue; è lì, mentre si cresce e da ragazzini barcollanti si diventa adulti barcollanti; è lì quando si fanno scelte che ci porteranno su bivi impensabili; mentre ci si sposa, si mettono al mondo vite, si gira la boa della laurea, si parte per un lavoro lontano; è lì quando la morte ci serra la gola e il dolore ci fa imparare linguaggi nuovi. E' sempre lì, quando serve un abbraccio silenzioso, per sentirsi accolti e compresi, come solo i fratelli sanno fare.
E' questo, quello che ci unisce, Max, amico mio e oggi mentre ne parlavamo ho visto un luccichio nei tuoi occhi, che mi ha fermato il cuore per un secondo. Hai ragione, non succede a molti. Ma quando accade, bisogna saperne riconoscere il miracolo.

...e anch'io, come te, spero davvero che non finisca mai.

Questa è tutta per noi:

3 commenti:

  1. Grazie per averlo espresso in parole bellissime, una riflessione toccante. Messa alla luce nelle parole, la stessa realtà di cui parla può diffondersi e vivere più a lungo. C'è bisogno di dirsele, queste cose. Ciao

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Impronte sulla sabbia
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