"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 5 giugno 2012

Give a broken heart a break

Il cuore è un organo strano. Lo puoi allargare, tirare, strapazzare, pugnalare, strizzare, struggere, ci puoi infilare dentro tutto e tutti e anche di più, perché c'è un posto infinito e più ci infili, più posto ci sta...e nonostante costantemente lo maltrattiamo e a volte ci sembri il più infido dei nostri nemici...lui sta sempre lì, torna sempre al suo posto. Un minuto prima, sembra che esploda, per una gioia improvvisa...un minuto dopo eccolo in mille pezzi, per un dolore che non avevi considerato...Tutte le volte crediamo di averne totale padronanza, perfetto dominio, self control...e poi invece scopriamo che in realtà fa tutto da solo. Va, torna, si allontana, parte per mari lontani e si ritrae, e più spesso si avvolge su se stesso, fragile e indifeso. E tu non puoi farci niente. Se non stargli dietro, ogni tanto indirizzarlo -che altrimenti fa di quei casini...-, trattenerlo, addomesticarlo. Può capitare di ingabbiarlo, anche. Per paura che fugga via e si metta ad esplorare il mondo e faccia tappa o metta radici separato dalla ragione.

"Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e noiosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele. »

Eh...lo sapeva bene, il Foscolo, quanta fatica c'è nel conciliare cuore e ragione...
Nel frattempo, noi non possiamo fare altro che tormentarci, all'infinito e lasciar vincere una volta l'uno, una volta l'altra...limitando le ferite nello spazio rimanente.

2 commenti:

  1. Oddio, quanto potrei fare mie le tue parole...

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    1. ...per fortuna il cuore ci accomuna tutti, imbrigliati nella stessa folle rete :) Ti abbraccio.

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Impronte sulla sabbia
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