"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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giovedì 2 agosto 2012

La tiella gaetana


Virgilio nell'Eneide narra che la nutrice di Enea, Cajeta, fu sepolta dall'eroe troiano, durante il suo viaggio verso le coste laziali, in un luogo bellissimo, sul mare, che poi prese il suo nome.

Quand'ero piccola e andavamo al mare a Serapo (lì vicino), mia madre in macchina mi raccontava la storia, lei amante dei classici e della mitologia -passione che mi ha trasmesso- e io tutte le volte mi immaginavo la tenerezza di quest'uomo giovane e bello, che amava così tanto la sua nutrice, da aspettare di trovare un posto suggestivo su cui adagiare il suo corpo senza vita... Magari no, magari si era solo trovato a passare di lì e senza grandi slanci poetici l'aveva lasciata a Gaeta, perché era di strada, ecco... Però alla mia fantasia di bambina piaceva pensare all'equazione: eroe = romanticismo a go go.

Comunque sia, Gaeta è una splendida cittadina di mare e si mangia un pesce buonissimo e fresco (almeno, noi siamo sempre stati fortunati) e qualche mese fa (come si deduce dal cappottino e la sciarpina che indosso in foto) durante una passeggiata in occasione dello Yacht Med Festival - la fiera internazionale dell'economia del mare - ne abbiamo avuto un'ennesima prova. Ci siamo infatti fermati a mangiare in un ristorantino piccolo e delizioso, sul porto e lì abbiamo assaggiato una cosa molto particolare e davvero gustosa: la Tiella gaetana, una pizza rustica ripiena di polpo condito con olive nere, capperi, pomodorini, e peperoncino... Buonissima!

Ovviamente io e lo Chef l'abbiamo molto elegantemente vivisezionata, per capire come fosse preparata e, qualche giorno dopo, abbiamo cercato di riproporla, un po', diciamo così, "a naso". A noi è piaciuta un sacco e, se siete anche voi di strada o ci volete andare di proposito e dopo una leggera passeggiata sul lungomare avete voglia di rinfrancarvi gustando le specialità del posto... Io vi consiglio di andare qui (e non mi hanno pagato per dirlo...):

 

Nel frattempo, leccatevi i baffi con la nostra Tiella...

 

Ingredienti

1 polpo di circa 1 kg – 1 kg e 200 gr
1/2 cipolla
aglio
sedano
alloro
vino bianco
3 – 4 bei pomodori maturi
2 spicchi d'aglio
olive nere
capperi
2 acciughe sott’olio
1 peperoncino secco
prezzemolo tritato
sale, pepe
1 tazzina di vino bianco

circa 800 gr di pasta di pizza
(la mia la trovate qua)

Preparazione

  
Mettete il polpo in una pentola capiente, con 1/2 cipolla, 1 spicchio d'aglio, un paio di gambi di sedano, una foglia di alloro e 1/2 bicchiere di vino bianco. Copritelo con acqua fredda e fatelo cuocere per circa 45 minuti, finché, infilzandolo con una forchetta, non lo sentirete tenero. A quel punto spegnete la fiamma e lasciate raffreddare il polpo nella sua acqua di cottura.
Una volta freddo, tagliatelo a pezzetti.

A parte, fate una dadolata con i pomodori e metteteli in colino, a perdere un po' dell'acqua di vegetazione.
In una padella, fate soffriggere un trito di aglio, acciughe, olive nere, capperi, gambi di prezzemolo e il peperoncino. Eliminate il peperoncino, unitevi il polpo e lasciatelo insaporire, sfumate infine col vino bianco e, se ce ne fosse bisogno, regolate di sale. Spegnete e aggiungetevi i pomodori, mescolate bene (non devono cuocere) e unite anche una bella spolverata di pepe appena macinato.


Stendete metà pasta da pizza, cospargete il fondo con un po' di pangrattato (servirà ad assorbire l'umidità in eccesso e ad impedire che il fondo si bagni e non cuocia bene... E' un trucco che uso sempre, non è indispensabile, ma io lo trovo utile), versatevi la farcitura, coprite con l'altra metà e infornate in forno già caldo a 180° per circa 30-40 minuti.





 

17 commenti:

  1. Non conoscevo la tiella gaetana... ma ti dico la verità. Adesso che l'ho vista era una mancanza da colmare all'istante! Bellissima, sicuramente buonissima...
    E bello anche il post... miti e romanticismo!!

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    1. Ciao, Elly! In realtà anche noi l'abbiamo conosciuta dopo quel fantastico pranzetto... E ora l'abbiamo già rifatta un paio di volte ;D

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  2. Anche per me è una scoperta, mai assaggiata. Direi che però dall'immagine è davvero invitante! E che belli i racconti di tua madre, oltre ad essere molto acculturanti sono un ricordo strepitoso :-) Bacioni cara!!

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    1. eh, sì, mia madre era una fervente classicista :))

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  3. mai assaggiata e mai conosciuta prima, ma con ingredienti del genere non può che essere deliziosa. che bella storia, magari un po' triste
    :)

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  4. Stupenda questa dritta che mi hai dato. Anche perchè per le nostre vacanze di settembre si pensava ad un viaggio itinerante coast to coast, scendendo per l'Adriatico e risalendo per il Mediterraneo. E indovina? Gaeta è una delle tappe!

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    1. ...ma dài, allora è perfetto!! Se ci riuscite, passateci, si mangia davvero benissimo e il servizio è cortese e sorridente...che non guasta mai! :D

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  5. ma com'è possibile che non ne abbiamo parlato quando ci siamo viste? nell'unica domenica al mare di luglio, in cui tra l'altro mi sono ustionata il decolletè, il dottore mi ha portato proprio a gaeta ed abbiamo pranzato con la tiella da te descritta. Siamo andati però in una sorta di rosticceria ed ho potuto assaggiarne anche con le alici, con carciofi e calamari, e una speck e funghi per il dottore che non si lancia immediatamente nelle sperimentazioni. Gabriii ma quando andiamo a farci una passeggiata al mare insieme? io propongo d'autunno. che dici? bacione grande

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    1. ...nooooo!!! Ma davvero l'hai provata? Ma che ne so, quando ci vediamo parliamo solo di argomenti profondi e di elucubrazioni filosofiche...di cibo, dobbiamo parlare, altroché!! :D Comunque, voglio sapere di più sulla tiella con le alici, carciofi e calamari...mamma mia!! Sulla passeggiata al mare in autunno: e che t'o dico affà? ;D Baci e buona vacanza!!

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  6. io non l' ho mai fatta... :OS ma ha un aria.. succulenta!!!
    mi piace anche il tuo post, la storia, i ricordi.. insomma... mi hai conquistata con la tiella gaetana :O)
    un bacione Gabri!!!

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  7. Ciao Gabry..torno proprio oggi dopo tanta assenza nel mondo dei blog culinari..mio compreso..e che trovo???Un tuo post meraviglioso..che aggiunge alle mie conoscenze un particolare su Enea che non sapevo..e ti aggiungo che la mia assenza è dovuta ad una gravidanza dove sono dovuta stare un pò a riposo..e pensa pensa..in atttesa proprio di Enea!!!Che arriverà a gennaio..e la ricetta deve essere davvero strepitosa..io adoro il polpo...grazie come sempre!!

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    1. ...Pippi, bentornata!!! Augurissimi, di cuore! Questo bimbo porterà in sé più di una storia, allora, anzi...una vera e propria leggenda dal fascino antico! :D Un bacio!!

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    2. grazie Gabry sei sempre così carina..

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