"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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giovedì 20 settembre 2012

L'equilibrista


...che poi, in fondo, non dovrebbe essere così importante, essere felici. Ci ripetono per tutta la vita, questa cosa della felicità, anche i biglietti di compleanno, laurea, primo dentino, 18 anni, matrimonio, Battesimo, anniversario, messaggio di addio, di bentornato, di andata e ritorno, ne sono infarciti: "ti auguro di essere felice"; "spero tu sia felice"; "cerca di essere felice"; "felicitazioni!"... Insomma, questa benedetta felicità ci perseguita da quando da bambini ci sembra di esserlo per ogni cosa, a quando, da adulti, ci pare di non esserlo mai per niente.
Ma dobbiamo per forza, essere felici? Voglio dire...per vivere una vita degna di tale nome, bisogna obbligatoriamente includere nel pacchetto crociera anche la felicità? E se invece decidessimo che per noi è più onesto essere, che so...inquieti?
...e dubbiosi
...e in ricerca
...e assetati di conoscenza
....e vivi
....e vitali
...e in continuo fermento
...e fiduciosi
...e temerari
...e spaventati
...e tristi
...e malinconici?
Se uno comprendesse, a un certo punto della propria vita, che la felicità non ne fa parte ma che, paradossalmente, non gliene frega niente? Che, in cambio di essa, questo lavorio continuo della mente e dell'anima, lo fa sentire più vivo e onesto, piuttosto che una tranquilla e noiosa felicità?
Io nell'inquietudine ci sono nata, credo. Ci sguazzo, ci nuoto meglio che al mare (anche perché io in realtà non SO nuotare :D), ne ho una tale familiarità, che quando sto serena mi manca, quasi, e mi chiedo "ma come, sto serena? Oh, no, e che è? No, no, datemi una domanda, un dubbio, un'emozione pungente su cui inquietarmi, per favore"...Perché io nell'inquietudine cresco, mi rafforzo, maturo, mi tempro, mi scavo dentro, osservo in maniera più profonda la realtà che ho intorno, sento la vita in mille sfaccettature in più, che se fossi beata in un felice equilibrio.
I problemi, i drammi, le crisi non mi fanno paura, perché sono avvezza alle notti del cuore, così come ai suoi sussulti e alle apnee senza fine. Ma senza fine, proprio.

E quando risalgo e riprendo a respirare, magari preparo qualcosa di goloso...tipo questo, di cui ringrazio Sere, perché è una ricetta deliziosa, che ho già fatto un po' di volte e aspettava da tempo di arrivare sul blog! Grazie! :*

PLUMCAKE ALLA GUINNESS
...ehm...in verità la mia birra era sì, scura, ma di un nome non ben identificato...ma non ditelo a nessuno, soprattutto a Sere, appunto :D



Ingredienti umidi:

250 ml birra Guinnes
2 uova
60 ml olio
 (io ho usato quello di mais)

Ingredienti secchi:

70 gr di cacao amaro
170 di farina
1/2 cucchiaio di cannella
140 gr di zucchero
1/2 bustina di lievito



In una ciotola unite tutti gli ingredienti umidi e amalgamateli, in un'altra ciotola unite invece tutti gli ingredienti secchi e mescolate. Unite i due composti girando quel po’ che basta per amalgamarli.
  Versate il composto in uno stampo da plumcake e cuocete a 180° per circa 40 minuti.

Gustatelo da soli o in compagnia e siate felici...ma anche no ;D

12 commenti:

  1. Mi è piaciuto quanto hai scritto.. perchè l'inquietudine dentro di me gira come un vortice e mi sprona sempre a capire, accettare, pensare, riflettere.. mai tranquilla, mai soddisfatta, sempre in alto mare e tra le onde vertiginose...! Però credo che le spiagge serene siano più belle se ci si approda attraverso tempeste.. uno l'augurio lo fa volentieri a chi ama, perchè cerca il suo bene.. ma la felicità non è mai semplice e immediata, se è felicità reale! Non potrei mai fermarmi e non vedere 'poi cosa c'è'... un bacione e questo plumcake alla birra è proprio originalissimo!!! :D

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    1. Hai ragione, Ely: gli approdi, dopo le tempeste, sono sempre più belli, perché più consapevoli!! :) Grazie, un bacio!

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  2. TI HO SCOPERTO!!!! ahahahahahhahahahahahahahhahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahah
    ho appena realizzato che in quel di londra non avrò con me teglie e libri :( sigh! ;)

    Per quanto riguarda quello che hai scritto ti capisco, anche sono molto irrequieta .. ti dico solo che un mio amico mi presenta così "lei è Serena, la persona meno serena che conosco"
    -.-"

    buon fine settimana :*

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    1. ...noooooooooooooo!!! Beccata in "FRAGRANZA" di reato!!!! Ahahahahahah!! Troppo buono, questo plumcake, Sere, davvero... :) E sono sicura che anche a Londra troverai il modo di pasticciare e di spargere dovunque la tua incontenibile allegria! :*

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  3. La calma piatta non piace neppure a me, ci vuole sempre uno stimolo per qualcosa e noi donne siamo fatte per crogiolaci nei dubbi e nell'irrequietezza :-) Buonissimo questo cake, non l'ho mai assaggiato ma mi ispira un sacco. Buon we cara

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    1. Eh, sì, senza voler generalizzare, in effetti questo è un sentimento che coglie noi donne più degli uomini...sarà perché siamo più complesse?? ;)

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  4. confucio dice: non esiste una strada verso la felicità, la felicità è la strada. Lo credo anche io. Credo che sia più uno stile, un approccio alla vita, che non lo scopo. Guardata in quest'ottica, ritengo possibile una inquieta felicità o una felice inquietudine, risalendo all'originario significato di felice, ovvero fertile, tutto ciò che agitandoci ci fa crescere è felicità. A pensarci bene, non ricordo di equilibri che mi hanno portato a crescere, nè di tranquilli lidi, nè di altro sereno stato dal quale io sia venuta fuori migliore. Piuttosto dolori, affanni, schiaffi in pieno viso mi hanno forgiato e reso terreno fertile per la proliferazione di sorrisi, pacche sulle spalle, orecchie e mani tese, parole buone, ma anche sani calci in ... pedagogici. Il problema è che spesso siamo troppo occupati a cercarla sta felicità, che non ci rendiamo conto che felici lo siamo già... tvb ioli

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    1. "La felicità è la strada"...sì, dovrei stamparmelo e appiccicarmelo da qualche parte, per leggerlo più volte al giorno :D E mi chiedo anch'io più volte se questo per me non sia solo un alibi vile per non afferrarla mai, la felicità...Ti abbraccio forte, ciccia e ti voglio tanto bene anch'io :*

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  5. Tutto sta nel capire cosa é la felicità per ognuno di noi. Mi sembra di capire che la felicità per te sia l'avere la mente occupata a pensare a mille cose. Per me la felicità é la malinconia. Quella che ti prende quando sai che nessun attimo potrà mai più essere così perfetto come quello che hai appena vissuto (e può anche solo essere stato un attimo in cui hai sentito un profumo particolare, hai visto un fiore bellissimo,...). Però non raggiungere proprio mai la nostra personale felicità é troppo stancante. Ho passato periodi del genere e mi alzavo la mattina com'ero andata a letto la sera: vuota e senza energie. Perciò, forse, la felicità é ciò che ci dà la carica, ciò che ci permette di affrontare le nostre giornate. Non é uno stereotipo, é qualcosa di intimo, personale e differente per ognuno di noi. Un abbraccio

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    1. La malinconia è parente strettissima dell'inquietudine, praticamente sono sorelle!! :D Hai ragione, ma la felicità, quella delle piccole cose, dei momenti così dolci che li incorniceresti, tanto ti danno gioia, quella c'è, ogni giorno. E' che forse a volte dovrei essere meno filosofica e godermi di più le cose :)

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  6. ... volevo ringraziarti... ti seguo da un po' e per me il tuo blog è speciale... ricette a parte, trovo che le tue parole siano sempre particolarmente profonde... molto in sintonia con ciò che penso. Con ciò che sono.
    Volevo ringraziarti perchè oggi è il mio compleanno... e sto facendo una fatica notevole ad offrire a chi mi sta intorno i sorrisi e l'allegria che si aspettano... fosse per me, me ne sarei stata molto volentieri in solitudine in qualche posto sperduto! E questo mio sentire, che non riesco a spiegare e che risulta per lo più incomprensibile anche a chi mi conosce meglio, mi stava facendo quasi sentire in colpa... poi leggo il tuo post e il sorriso mi scappa per davvero! Onesto e sincero! Viva l'inquietudine e le paure... preferisco sentirmi viva per merito loro che vegetare nell'indolenza di una beota e beata felicità!
    Barbara

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    1. Ciao, Barbara!! Ringrazio io te, tantissimo...perché mi concedi il tuo tempo prezioso e la tua gratuità! Buon compleanno, innanzitutto, auguri di cuore, davvero :))) Io penso che dovresti regalare alle persone che ami quello che sei, senza finzioni che ti fanno star male e ti fanno chiudere nel tuo guscio...Concordo con te: sentirti viva, nonostante le paure e i turbamenti, anzi, magari proprio grazie a loro!! ;D Ti abbraccio forte! E scrivimi, anche in privato, se ti va! A presto :*

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Impronte sulla sabbia
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