"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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giovedì 8 novembre 2012

Come sto bene nella nicchia


Anni '80-'90 o giù di lì. Comunissima scena di una famigliola felice  serena normale...scena di una famigliola a pranzo, con le figlie appena tornate da scuola (e una mamma maestra con la fissa per la grammatica):

io: "Mamma, se io vorrei uscire, oggi, pensi che..."
mia madre: "...si dice volessi!! Ancora non hai imparato il periodo ipotetico?!?"
io: "Va bene, ma nel caso io vorrei uscire, oggi, pensi che..."
mia sorella, gongolante: "ah ah ah, sei un'ignorante, non sai che ci va il congiuntivo!"
mia madre: "va beh, comunque, cosa volevi chiedermi?"
io (con un muso così lungo, che ci potevi cucire le tende del salotto): "...niente...non me lo ricordo più..."

Scena simile, qualche anno prima, io avrò avuto 5 o 6 anni, mia madre era in cucina a preparare le verdure.

io: "mmm...che buoni, mamma, stai facendo i puparuoli!!"
lei, atterrita: "noooo! Si dice peperoni! Parla italiano, che per il dialetto hai tutto il tempo, quando cresci!"

E poi, infatti, sono cresciuta...e ovviamente, in questo clima di terrore linguistico, ma come poteva mai venir su una ragazzina timida e, diciamocelo, pure un po' svagatella? 

Metà anni '90, io sul vespone con un'amica, impegnata a raccontarle una cosa importante, cercando di non tralasciare nessun particolare...lei che mi interrompe, infastidita:

"...a Gabriè, e parla come mangi, che non sto capendo un ca£$%&#@o, co' tutte ste parole difficili! Ho capito, ti devo fare un po' di scuola di parolacce e napoletano stretto!"  O_o

Ecco...In realtà ho sempre pensato (nonché consapevolmente temuto) di essere un ragazzina strana, che si innamorava dei personaggi dei libri, così tanto da stare male e sentirne la mancanza fisica, quando la storia era finita; che scriveva poesie sin dalle scuole elementari e le nascondeva nelle tasche delle persone a cui le dedicava, felice del momento in cui le avrebbero lette e ne avrebbero sorriso; che passava i pomeriggi a creare cose non ben definite con la cartapesta, il legno, le tempere, la trielina (ehm...non ero un piccolo chimico, tranquilli, con la trielina e dei ritagli di giornale si possono creare cose mooolto carine) e tutti i colori possibili...Sì, ero una ragazzina ben strana, persa nei sogni e nelle parole, appassionata di analisi logica e del periodo (sic!).
 
 Ad ogni modo, sono cresciuta, in qualche modo e ancora oggi non so parlare bene il mio dialetto (quanto ti sbagliavi, mamma!), ma almeno so usare in modo appropriato un congiuntivo (almeno spero...spererei...sperassi...sper...va beh).
Ebbene, tutto sto preambolo del cavolo sulla mia infanzia-adolescenza-età matura e molto probabilmente-senilità, per dirvi che col senno di poi dopotutto sono contenta di essere così. Perché una rivincita, ogni tanto, pure una filo-linguista la deve avere, no? E allora, se non è di riuscire a convincere molti che non è che sono distratta, se scrivo qual è senza il benedetto apostrofo (ma è proprio perché sto cacchio di qual è si scrive SENZA apostrofo), una bellissima rivincita può essere di far parte di una nuova cerchia di Blog di Nicchia.
Caratteristiche fondamentali per essere a pieno titolo un Blog di Nicchia, sono:

-se  hai un blog dai numeri limitati e risicatissimi
-se ti capita di non capire una cippa di wordpress.org
-se aborri il SEO
-se dalle chiavi di ricerca su google ti trovano con le parole più strane
-se adori scrivere e sai usare anche i congiuntivi e gli apostrofi

Ora...prescindendo dal fatto che io so usare poco e male pure Word, che non so assolutamente cosa diavolo sia un SEO e che non ho idea di quali siano i numeri
 del mio blog (va bene lo stesso, che i numeri spessissimo, li do io??), sono orgogliosa di poter dire di far parte di questa cerchia :)



E a tutte le nuove Nicchione, dedico questa coltissima canzone di Francesco Salvi...

7 commenti:

  1. Meraviglia, per me è il più bel post di presentazione del Club: benarrivata!

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  2. Che storia :D Ma sai che anche mia madre era (ed è) insegnante di italiano?! Anche tu traumatizzata?! Ahah.. mamma mia.. ciò non toglie che sei veramente una ragazza dolcissima.. sia di quello che dici di te da piccina, sia di quello che sei ora. E pensa.. anche il mio ragazzo (di Ercolano) aveva la madre che non voleva che parlasse dialetto.. motivo per cui lui diceva di non capire nulla di quello che dicevano i suoi compagni a scuola! :D Adesso parla perfettamente italiano, conosce il suo dialetto e pure il mio (e viceversa).. Se poi conti anche che mia sorella minore è tanto puntigliosa da essere diventata anche lei insegnante, fissata con la grammatica... oddio, voglio il Nicchione club :D
    Nu vas gruoss gruoss, tesò! :D

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    1. ahahahah!!! Traumatizzata? Lo puoi ben dire!! Ma allora che aspetti? Tutte quelle in shock linguistico come noi dovrebbero far parte dello stesso club! Nu vas pur a te!! ^_^

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  3. :-D
    Anche mamma era maestra e ci ha sempre tenuto molto a certe cose, giustamente!

    E anche io col dialetto, purtroppo, non sono più riuscita ad entrare in sintonia...

    E anche io col blog di nicchia mi sa che ci rientro abbastanza... mi ricordo di guardare i miei "numeri" una volta ogni morte di papa, più che altro perchè è talmente una passione la mia, che alla fine lo farei anche per 1 solo lettore!

    Per il resto, sarei anche bravina col pc, software vari ecc, ma non ho tempo per cui va bene così com'è.
    L'importante è fare sempre tutto con amore, sia per la nicchia che per il grande pubblico ;-)

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    1. ...che pena, questo dialetto sconosciuto! Concordo, Paola, l'unica cosa che conta è fare le cose con amore, che ci leggiamo solo noi o che ci segua uno stuolo... :)

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