"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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martedì 13 novembre 2012

Incontri


L'uomo è seduto di fronte a me. La sua borsa grande e consunta ondeggia ad ogni curva dell'autobus.
Ha i capelli lunghi, raccolti in una coda spettinata e la barba folta, scura, incolta da chissà quanto tempo. L'aspetto è gentile e candido, da vecchio poeta di strada e mi osserva silenzioso, le mani serenamente appoggiate sulle gambe, un sorriso malinconico all'angolo della bocca e lo sguardo di chi ha visto tutto, ma sa stupirsi ancora.
Gli occhi gli cadono sulle mie dita, due occhi grandi come laghi di montagna e si soffermano sull'unico anello luccicante che indosso. Io ritraggo la mano, d'istinto, e la copro con l'altra, come a proteggere chissà quale tesoro.
Lui alza il volto su di me, per nulla turbato o offeso:
"Parlez vous francais?"
mi chiede, dopo una pausa. Poi sorride di nuovo e nell'aria, tra noi, aleggia come una cappa la mia stupidità.
"No", gli rispondo a mezza voce "Mi dispiace..."
Lui fa un gesto delicato con la mano, come a dire "Non importa" e sposta lo sguardo fuori dal finestrino.
Io rimango a testa bassa, a guardare il nulla e a pensare a quanto crediamo di essere empatici e accoglienti, a volte, solidali con tutti e pieni di filantropici intenti e poi quando la vita ci concede un'occasione per condividere anche solo un sorriso, tutti i pregiudizi di cui siamo infarciti ci immobilizzano nella nostra umana limitatezza. L'uomo dagli occhi come laghi è sceso dall'autobus, alla fermata successiva.
 
Non saprò mai cosa mi avrebbe detto, se avessi conosciuto il francese, ma so quello che avrei dovuto dirgli io, in quel momento sospeso in cui il cuore senza fissa dimora, tra i due, era stato sicuramente il mio.


4 commenti:

  1. hanno parlato i tuoi occhi, e lui ti ha capita...
    a volte, non servono parole per dire ciò che vorresti, a volte l'aria è piena di suoni fonetici, e il tuo gesto di coprire con la mano, il tuo gioiello, gli avrà ricordato una gentile e graziosa donna, della sua terra perfettamente in linea con te e il tuo sguardo... pieno di parole............
    Au revoir!!

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    1. Grazie, Anna, sei sempre un tesoro :) Ma io credo che lui abbia capito che io, in un gesto di difesa (era un senzatetto e siamo abituati a pensare che non possiamo fidarci di loro), ho protetto quell'anello dal suo sguardo, come a dire:"questo è mio e tu non lo rubi"...Io mi sono vergognata tanto, dopo, ma lui nei suoi occhi aveva solo dolcezza...

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  2. Che parole intense.. che esprimono tutto il vagabondare dell'anima. Che esprimono tutta l'umana paura nei confronti di ciò che ci si apre all'improvviso davanti come uno squarcio nel cielo. Non si riesce mai a godere della libertà di uno sguardo, della profondità di un cuore.. perchè il mondo troppo spesso ci ha insegnato che la paura la fa da padrone, purtroppo. Che forse i grandi principi sono teoria, assiomi dimenticati... relegati. Sei dolcissima. Un bacio a te e a quel cuore senza dimora.. perchè con esso vedrai ciò che il mondo davvero offre, dietro una cruda apparenza. Una felice giornata, cara :)

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  3. Gabry è stato un istinto, a volte succede. Capisco l'amaro in bocca che rimane però. Da domani corso di francese avanzato ehehheeh Bacioni!

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