"…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale..."

(Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto")


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venerdì 14 dicembre 2012

La vulìa

Il napoletano, si sa, è una vera e propria lingua a sé e, nonostante vi abbia già raccontato quanto poco io lo sappia parlare, è un dialetto che trovo bellissimo. So che alla maggior parte di voi  forse sarà capitato di ascoltare solo la pronuncia dialettale della provincia (anche il dialetto parlato dalle mie parti, non ha niente a che vedere col napoletano), ma vi assicuro che quando ci si trova a parlare con qualche persona -soprattutto di una certa età- di Napoli centro, si nota nettamente la differenza: il napoletano vero e proprio ha una musicalità e un'eleganza direi antiche; ha suoni caldi, rotondi ma non troppo; non è sguaiato, scomposto e ha tutta una serie di parole uniche, dal significato denso e profondamente passionale. 
Ad una di queste pensavo, l'altro giorno e mi è tornata in mente una voce familiare...
La parola è "vulìa" e la usava spesso mia madre.
Vulìa, pronunciata con l'accento su quella meravigliosa i, che sembra messa apposta per contenere la rotondità della v e della u e darle slancio verso la a finale, sfumata, mai pronunciata del tutto...Vulìa, voglia, desiderio, smania di qualcosa che ci spinge, ci urge, ci pungola e ci sentiamo impazienti, finché non l'abbiamo soddisfatta. Ho sentito dare a questa parola carinissima (quasi bambina, nel suono che ha) connotazioni diverse: mia madre liquidava così i nostri capricci di bambine, chiamandoli "solo 'na vulìa", mentre se aveva voglia di qualcosa di buono e stuzzicante da mangiare, le si accendevano gli occhi e, con un mezzo sorriso da ragazzina maliziosa, diceva: "Tengo 'na vulìa di qualcosa di saporito"...e poi guardava me, cercando complicità...

E ancora oggi, quando penso insistentemente a qualcosa che mi va tantissimo, ma che non posso avere nell'immediato, mi ritorna lo sguardo birichino di mia madre e sorrido. E poi mi infilo il giubbino ed esco a comprare gli ingredienti che mancano...
Perché, del resto, lo diceva anche Oscar Wilde, che "l'unico modo per resistere a una tentazione è cederle"...ma forse lui non parlava di cibo...e per le altre vulìe che potrebbero agitarvi le giornate, mi sa che dovrete armarvi solo di santa pazienza :)

...e se aveste voglia di un dolcino profumatissimo, rustico, dolce ma non troppo e dall'aria very natalizia?
A una tentazione così è lecito cedere, no?


Ringrazio Paola, che ha stuzzicato non poco la mia curiosità, postando questo delizioso plumcake e spingendomi a provare la farina di grano saraceno.
Io ho apportato solo delle piccolissime variazioni.

Ingredienti
per uno stampo piccolo da plumcake

175 gr di farina 00
75 gr di farina di grano saraceno
(la mia era questa , graditissimo dono di Emporio Ecologico)
120 gr di zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
50 gr di olio di semi di mais
2 uova medie
250 gr di yogurt bianco di soia
1 mela grande
2 cucchiaini di spezie miste
(io uso un mix di 4 spezie già miscelate)
2 cucchiaini di zenzero in polvere

zucchero e cannella per lo spolvero finale

Montate le uova con lo zucchero e le spezie, unitevi a filo l'olio, poi lo yogurt e infine le due farine setacciate insieme al lievito (se l'impasto dovesse essere un pochino duro, ammorbiditelo con un goccio d'acqua o di latte).
Versate il composto nello stampo da plumcake. Tagliate la mela a fettine sottili e infilatele dritte nell'impasto, cercando di affondarle solo leggermente, perché tanto ci penserà il calore della cottura a inglobarle un po'.
Spolverate la superficie con un altro po' di zucchero e cannella (un cucchiaio circa) e infornate in forno già caldo a 180° per circa 45 minuti.


16 commenti:

  1. no vabbè... ma è il mio?! ma che meraviglia!! altrochè!

    il mio plumcake è arrossito per la vergogna :-)

    Grazie per la fiducia accordatami e sono molto contenta che ti sia piaciuta l'idea di partenza!

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    1. ...ma che dici!! Se il tuo non fosse stato bellissimo, non mi sarebbe venuta voglia...anzi, vulìa di provarlo! :D Davvero molto particolare, Paola, la farina di grano saraceno dà un sapore unico! Grazie :* :*

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  2. Delizioso tesoro.. veramente delizioso. Ne vorrei una fettina per stasera, ti assicuro. E mi è piaciuto tanto leggere questo post.. il mio compagno è di Ercolano e sento parlare molto spesso vari dialetti. La 'vulìa' è venuta a me, a vedere il tuo dolcino! Un abbraccio :*

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    1. Ercolano è bellissima e sicuramente lui avrà altre parole meravigliose di cui arricchirci :D

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  3. troppo belli i dialetti... io leggendo "la vulìa" ho pensato al mio dialetto salentino di Mesagne e quando pronuncio "la vulìa" in italiano significa "la vorrei" quindi nel mio dialetto posso dirti "la vulìa mangiu puru iu nà fedda ti ddù dolci" :-)

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  4. E mo mi fai venire la vulìa pure a me :-) Che buona che deve essere!! BAcioni cara e buona domenica :-)

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    1. Mi sa che siamo due golosone, io e te ;D Un abbraccio, buona settimana!

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  5. Ciao cara, ho scovato oggi il tuo blog e le tue ricette sembrano ottime e i tuoi racconti ancor di più! Sono andata a rileggermi anche i post precedenti perchè hai un modo di scrivere e raccontare che mi piace da morire!
    Da ora ti seguo <3
    Betty

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    1. Ciao, Betty! Che carina, che sei :) Fatto visita anche al tuo spazio splendido, i tuoi tutorial sono troppo belli! Un bacio!

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  6. ogni volta che apro le pagine profumate del tuo blog mi prende 'na vulìa spropositata di qualunque cosa tu abbia cucinato. Leggendo la tua storia ho sostituito la tua mamma con la mia nonna Flora, napoletana doc, e mi sembrava di averla scritta io ; )

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    1. Proprio ieri ti ho scritto di aver provato i tuoi biscotti...e parli a me di vulìa? Io sono la regina, delle vulìe!! :D

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  7. Urca!!! Cone questa introduzione mi hai fatto venire una vulìa... Io quando mia zia, napoletana di Napoli, parla in dialetto stretto mi perdo un sacco di parole!!! ;)

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    1. eheheheh...hai ragione, succede anche a me. Ma sai cosa mi diverte di più? Quando c'è una parola "strana", di cui non riesco a identificare il senso, chiamo mio zio (appassionato come me) e ci mettiamo insieme a cercarne l'etimologia... :) :)

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  8. Ahhh mi associo a te e a tuo zio, adoro cercare il significato e l'origine delle parole, specie quelle in disuso. Mi fa capire quanto complessa e meravigliosa sia la nostra lingua, per non parlare dei dialetti che abbiamo, un vero patrimonio. La mia vulìa di oggi riguarda le feste, spero siano serene e leggere, e lo auguro anche a te. Buon Natale!

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